Ca’ Foscari vuole recuperare la Chiesa dello Spirito Santo e trasformarla in una biblioteca aperta a studenti, ricercatori e cittadini. L’incontro del 24 settembre ha riunito Università Ca’ Foscari Venezia, Patriarcato di Venezia, Ca’ Foscari Alumni e Infinityhub attorno al valore culturale dell’operazione e alla sua sfida economica. In un progetto così complesso, il contributo di Infinityhub è mettere in relazione riqualificazione energetica, competenze di progetto e strumenti finanziari capaci di sostenere la nuova funzione dell’edificio.
A Venezia il passato è dappertutto. Rimetterlo in circolo è un’altra storia. Anzi, una storia nuova. Da questi principi ha preso vita «Venezia, Università e futuro», l’incontro ospitato il 24 settembre 2026 nella Biblioteca Monumentale del Seminario Patriarcale. Al centro del confronto: la Chiesa dello Spirito Santo, alle Zattere, che l’Università Ca’ Foscari intende recuperare e destinare a biblioteca universitaria, aperto a tutti e a tutte.
All’incontro hanno parecipato: la Rettrice Tiziana Lippiello, il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, il presidente di Ca’ Foscari Alumni Paolo Molesini e, per Infinityhub, Sonia Gastaldi, membro del CdA, sociologa e divulgatrice del modello olivettiano, e Massimiliano Braghin, Presidente e fondatore. Gli aspetti culturali, edilizi, bibliotecari, finanziari e studenteschi del progetto sono stati affidati agli interventi di Simone Piazza, Laura Dal Monte, Diletta Perini, Marina Buzzoni e Osama Andrawes, rappresentante degli studenti nel Consiglio di amministrazione di Ca’ Foscari.
Il progetto apre questioni che riguardano l’intera città. Occorre intervenire su un edificio storico senza comprometterne l’identità, migliorarne le prestazioni nel rispetto dei vincoli e trovare le risorse per sostenere i lavori. La domanda di fondo riguarda la funzione dei luoghi della cultura in una Venezia che vuole restare una città abitata, studiata e vissuta.
Un edificio da riaprire
L’intervento prevede il restauro conservativo della chiesa, il consolidamento delle strutture, il miglioramento dell’accessibilità e degli impianti. Gli spazi saranno organizzati per lo studio individuale e di gruppo, i seminari e le attività di digitalizzazione. L’ipotesi scelta da Ca’ Foscari comprende circa 280 posti studio e oltre 1.800 metri lineari destinati ai libri.
Il quadro economico supera i dieci milioni di euro. La dimensione dell’investimento spiega perché l’Ateneo abbia aperto il confronto a istituzioni, imprese e soggetti finanziari. Servono competenze diverse e un modello capace di accompagnare il progetto dalla definizione dell’intervento alla vita quotidiana del nuovo spazio.
Il valore dell’operazione non sta però soltanto nella superficie recuperata. Significa riportare nella città un edificio oggi chiuso, attribuendo una funzione che possa generare studio, relazioni, cultura e permanenza. Il patrimonio smette così di essere soltanto qualcosa da custodire e torna a essere un’infrastruttura viva, pulsante e generativa della città.
Un seme che mette in relazione il campo
La Chiesa dello Spirito Santo va letta anche per ciò che ha già prodotto: una connessione tra attori che normalmente operano su piani diversi. Patriarcato di Venezia, Università Ca’ Foscari, Ca’ Foscari Alumni, studenti e Infinityhub si sono ritrovati nello stesso campo attorno a una funzione pubblica e a una domanda comune sul futuro della città.
Università Ca’ Foscari ha scelto di procedere con una gara tradizionale, non attraverso un project financing a iniziativa del proponente. La specificità storica, culturale e funzionale dell’edificio richiede quindi un percorso su misura.
Il valore dell’incontro è soprattutto quello di aver reso visibile una possibile infrastruttura di relazioni. Prima di una tecnologia o di una fonte di finanziamento, è questa la condizione che permette a un progetto così complesso di diventare realizzabile.
Tiziana Lippiello e il valore dell’uso
La Rettrice Tiziana Lippiello ha indicato con chiarezza il primo obiettivo: restituire alla città un luogo perché torni ad essere frequentato. La futura biblioteca servirà studenti, studentesse e ricercatori, ma dovrà aprirsi anche alle scuole, alle altre istituzioni universitarie e culturali veneziane e ai cittadini.
«Al centro di questo progetto c’è la persona», ha ricordato Tiziana Lippiello. Il successo dell’intervento dipenderà dalla qualità del restauro e, soprattutto, dalla capacità del luogo di essere usato, attraversato e riconosciuto come parte della città.
Venezia offre agli studenti un patrimonio culturale straordinario, ma pochi spazi nei quali fermarsi, lavorare insieme e costruire relazioni. La nuova biblioteca prova a rispondere a questa mancanza e ribadisce il ruolo dell’Università nella vita educativa, sociale e urbana.
Francesco Moraglia e la memoria viva
Il Patriarca Francesco Moraglia ha affrontato il passaggio più delicato: il cambiamento di funzione di un edificio sacro. La Chiesa dello Spirito Santo è stata per secoli un luogo di culto, preghiera e ascolto. La destinazione allo studio può proseguire quella storia attraverso una nuova forma di servizio.
«Conservare un luogo significa conservare la memoria; trasformarlo in un luogo vivo significa trasformare la memoria in futuro». Francesco Moraglia ha individuato una continuità tra l’uso precedente e quello immaginato da Ca’ Foscari. Dove un tempo ci si riuniva intorno alla Parola, domani ci si potrà incontrare intorno alle parole dei libri, della ricerca e del dialogo.
La sfida, nelle sue parole, è custodire senza musealizzare, innovare senza cancellare, trasformare senza perdere la memoria. Per Venezia non riguarda solo questa chiesa: riguarda le funzioni da attribuire a ogni edificio che la città sceglie di conservare.
Sonia Gastaldi e la lezione di Olivetti
Sonia Gastaldi, sociologa, componente del Consiglio di amministrazione di Infinityhub e divulgatrice del modello olivettiano, ha portato nel confronto l’esperienza di Adriano Olivetti. Il suo intervento è partito da una domanda pronunciata dall’imprenditore nel 1955, durante l’inaugurazione dello stabilimento di Pozzuoli: «può l’industria darsi dei fini che non coincidano con il profitto?»
Olivetti rispose con le scelte compiute nella propria impresa: biblioteche, abitazioni, servizi, architettura e luoghi di incontro entrarono a far parte della vita produttiva. Considerava la bellezza una condizione della dignità umana, non un’aggiunta da concedersi dopo i risultati economici.
Il legame con il progetto veneziano è diretto. Una biblioteca prepara il futuro prima che quel futuro possa essere misurato. Offre ai giovani un posto nel quale imparare, crescere e riconoscere la propria vocazione. «Il futuro non è qualcosa che arriva: è qualcosa che si prepara con pazienza, investendo sulle persone prima che sui prodotti», ha sottolineato Sonia Gastaldi.
Massimiliano Braghin e il ruolo di Infinityhub
Se i primi interventi hanno spiegato le ragioni culturali del recupero, Massimiliano Braghin ha portato la discussione sulle condizioni necessarie per realizzarlo. Il fondatore e Presidente di Infinityhub ha richiamato le esperienze maturate dalla società nella riqualificazione degli edifici e nell’uso di strumenti finanziari partecipativi.
Il possibile contributo di Infinityhub riguarda anzitutto l’efficienza energetica. Progetti veneziani come Venice LightYear a San Servolo e la riqualificazione dell’Hotel Mabapa al Lido hanno richiesto di mettere in relazione tecnologie la riduzione dei consumi, la sostenibilità economica, con le caratteristiche del luogo. Per la Chiesa dello Spirito Santo questa esperienza potrebbe servire a valutare soluzioni compatibili con la tutela architettonica, misurarne i benefici e coordinare le competenze tecniche coinvolte.
Il secondo ambito è finanziario. Un investimento di questa dimensione richiede più fonti e una struttura adatta alla natura pubblica e culturale del progetto. Risorse pubbliche, sistema bancario, fondazioni, imprese e investitori a impatto possono avere ruoli diversi; gli strumenti di finanza partecipativa, compreso il crowdfunding già sperimentato da Infinityhub, andrebbero valutati nel rispetto delle procedure applicabili e dei vincoli patrimoniali.
La scalabilità del modello Y
Il modello Y è un metodo per far dialogare ciò che, nei progetti di rigenerazione, tende a restare separato: l’edificio e i suoi bisogni, le tecnologie, le competenze di progettazione e realizzazione, le fonti di capitale, la gestione e la misurazione dell’impatto.
Il punto di partenza è la fattibilità. Si osservano i consumi, i vincoli, le funzioni possibili, le tecnologie applicabili, l’investimento necessario e i benefici attesi. Da questa lettura può nascere un ecosistema di progetto: partner industriali e finanziari, strumenti di credito e, quando la natura dell’operazione lo consente, anche società dedicate capaci di tenere insieme capitale, responsabilità e gestione.
In questa prospettiva, la riqualificazione non è un singolo intervento tecnico. Diventa un processo che collega energia, investimento, realizzazione, gestione e impatto. È il lavoro con cui Infinityhub accompagna i progetti e porta verso una dimensione di piattaforma: rendere più veloce l’incontro tra immobili, proprietari, tecnologie, professionisti, imprese e capitali.
Per la Chiesa dello Spirito Santo il valore non sta quindi nella necessità che Infinityhub diventi il gestore dell’immobile. Sta nella possibilità di contribuire alla costruzione delle alleanze che rendono leggibili le scelte, coordinano i soggetti coinvolti e collegano progettazione, finanziamento, realizzazione e uso futuro del luogo.
Moltiplicare attraverso la divisione
Massimiliano Braghin ha riassunto questa logica con l’espressione «moltiplicare attraverso la divisione». Condividere un progetto significa distribuire capitale, competenze, responsabilità e opportunità. La raccolta di risorse è solo una parte del percorso: partecipazione significa anche coinvolgere imprese, professionisti, alunni, studenti e cittadini e rendere trasparenti gli obiettivi e misurabili i risultati.
Nel suo intervento Massimiliano Braghin ha allargato lo sguardo al patrimonio inutilizzato di Venezia. Ha proposto un esercizio volutamente semplice, non una stima progettuale: immaginare circa 300.000 metri quadrati di edifici oggi inutilizzati o da rigenerare. Assumendo, come ordine di grandezza, 1.000 euro per metro quadrato, il campo potenziale vale circa 300 milioni di euro di opere.
Applicando allo stesso scenario funzioni residenziali e studentesche, 300.000 metri quadrati corrisponderebbero, nell’ipotesi di 30 metri quadrati complessivi per studente, a circa 10.000 posti letto. L’esercizio serve a cambiare prospettiva: dalla domanda su come recuperare un edificio alla domanda su quale sistema costruire per permettere a molti luoghi di tornare, progressivamente, a produrre valore.
La provocazione riguarda anche i giovani. Una parte delle competenze necessarie alla rigenerazione può essere costruita coinvolgendo laureandi e giovani professionisti già durante gli studi: non solo utenti finali degli spazi, ma persone chiamate a partecipare alla loro trasformazione e, domani, a scegliere di restare a Venezia.
Un metodo per Venezia
Ogni edificio avrà storia, proprietà, vincoli, funzione e struttura finanziaria proprie. Ciò che può essere replicato non è una soluzione immobiliare unica, ma la connessione: mettere nello stesso processo proprietari pubblici ed ecclesiastici, Università, alumni, studenti, imprese, professionisti, finanza e cittadini, costruendo per ciascun luogo la soluzione più adatta.
Il futuro della Chiesa dello Spirito Santo riguarda l’intera città. Tocca il rapporto di Venezia con i propri edifici, con gli studenti e con chi sceglie di costruire qui una parte della propria vita. Il patrimonio conserva valore quando torna a essere utile, funzionale e accessibile.
La nuova biblioteca non esiste ancora. Il percorso progettuale, amministrativo e finanziario resta impegnativo. L’incontro del 24 settembre ha però mostrato una direzione: partire dalla funzione pubblica del luogo, raccogliere le competenze necessarie e costruire una responsabilità condivisa attorno all’investimento.
Il recupero della Chiesa dello Spirito Santo può cominciare da qui: come un seme capace di mettere in relazione gli attori di una possibile rinascita urbana. Per rigenerare Venezia serviranno persone, capitali e tecnologie. Prima ancora, servirà la capacità di metterli in relazione.









