Il webinar “Efficienza energetica e decarbonizzazione: tecnologie, modelli contrattuali e casi concreti” del 21 aprile 2026, promosso nell’ambito dell’Osservatorio Energy Efficiency & Green Building di Energy & Strategy – POLIMI School of Management, ha offerto un confronto concreto su strategie, strumenti e modelli operativi per accompagnare il percorso della transizione energetica delle imprese. Ad aprire e moderare l’incontro sono stati Federico Frattini e Riccardo Di Bartolomeo, mentre gli interventi di Alessandro Borin (CGT), Andrea Bordoni (XIBER), Tommaso De Simone (Helexia) e Massimiliano Braghin (Infinityhub SpA Benefit) hanno restituito un’immagine chiara di come stia evolvendo – oggi – il mercato dell’efficienza energetica.
Un webinar che va oltre la tecnologia
Nella narrazione dell’efficienza energetica si tende ancora spesso a ragionare in termini di singoli interventi: un impianto fotovoltaico, una sostituzione impiantistica, un sistema di monitoraggio, un incentivo da cogliere. Il webinar del Politecnico di Milano ha invece mostrato un quadro più maturo, olistico e realistico.
Oggi la decarbonizzazione non si realizza con la singola tecnologia, presa da sola. Si realizza sulla capacità di integrare impianti, dati, modelli contrattuali, investimenti, gestione operativa e misurazione dei risultati. È questo il punto che ha attraversato trasversalmente tutti gli interventi.
La locandina stessa dell’evento lo anticipava con chiarezza, presentando l’incontro come un momento dedicato a strategie, tecnologie e modelli operativi a supporto dell’efficienza energetica e della decarbonizzazione delle imprese, attraverso strumenti concreti, soluzioni innovative e casi applicativi.
Il ruolo di Energy & Strategy – POLIMI School of Management
L’apertura di Federico Frattini ha collocato il webinar dentro il percorso di ricerca dell’Osservatorio Energy Efficiency & Green Building, promosso da Energy & Strategy – POLIMI School of Management. L’incontro è stato infatti presentato come una tappa di un lavoro più ampio di analisi sul mercato italiano dell’efficienza energetica, dei modelli contrattuali e della decarbonizzazione nel settore industriale e nel building.
La moderazione di Riccardo Di Bartolomeo ha poi accompagnato il webinar lungo una traiettoria coerente: prima le tecnologie, poi gli strumenti di realizzazione dei progetti e infine una riflessione sull’evoluzione stessa del modello ESCO.
Questa impostazione è stata uno dei punti di forza dell’incontro. Ha permesso infatti di leggere il settore come un ecosistema in cui ogni leva funziona solo se dialoga con le altre.
Alessandro Borin (CGT): efficienza prima di tutto
Alessandro Borin, Digital and Energy Services Manager di CGT, ha portato il punto di vista dell’industria, insistendo su un principio molto chiaro: la transizione energetica è efficace solo se è anche efficiente.
Il suo intervento ha sottolineato come l’energia non sia più una semplice voce di costo, ma una variabile strategica per la competitività dell’impresa. In un contesto caratterizzato da volatilità dei prezzi e maggiore esposizione al rischio, conoscere il proprio fabbisogno energetico diventa il primo passo per costruire interventi davvero efficaci.
Da qui il richiamo al principio energy efficiency first: prima di aggiungere tecnologia, occorre comprendere consumi, profili di utilizzo, vettori energetici e possibilità di integrazione.
La cogenerazione in una logica di sistema
Borin ha dedicato particolare attenzione alla cogenerazione, presentandola come una tecnologia ancora centrale in molti contesti industriali. Il suo valore non risiede soltanto nella generazione combinata di energia elettrica e termica, ma nella possibilità di ottenere risparmio di energia primaria, riduzione dei costi e minori emissioni.
Un aspetto rilevante del suo intervento è stato il modo in cui la cogenerazione è stata descritta, ovvero come parte di un sistema capace di dialogare con il fotovoltaico, con il monitoraggio avanzato e con l’evoluzione dei combustibili green, dal biometano all’idrogeno.
Il caso Surgital
A rendere concreto questo approccio è stato il caso Surgital, azienda attiva nella produzione di pasta fresca surgelata. Il sito è stato presentato come un contesto complesso, con una forte domanda energetica e una componente importante di freddo per la surgelazione.
Il progetto illustrato comprendeva un impianto di trigenerazione da 4,3 MW, sistemi di recupero termico, assorbitore e un impianto fotovoltaico da 2,5 MW, in aggiunta a 1 MW già esistente. Il dato più interessante, però, riguarda il livello di orchestrazione introdotto: monitoraggio avanzato, modellazione fisica del sito e utilizzo di machine learning e intelligenza artificiale per ottimizzare il funzionamento coordinato degli asset.
Secondo i dati condivisi durante il webinar, il mix di soluzioni aveva già consentito una riduzione del 16% del consumo di gas naturale, un risparmio in bolletta vicino al 40% e una riduzione di circa 2.000 tonnellate annue di CO₂. L’aggiunta di un livello di gestione intelligente ha portato un ulteriore 10% di risparmio di gas, un altro 7% di saving economico e circa 1.500 tonnellate annue di CO₂ evitate.
Il messaggio è stato chiaro: oggi la performance energetica dipende sempre meno dalla singola macchina e sempre più dalla capacità di integrare asset, dati e gestione.
Andrea Bordoni (XIBER): il mercato chiede soluzioni integrate
Andrea Bordoni, Indirect Sales Manager di XIBER, ha spostato il focus sulla domanda del mercato e sull’evoluzione dei servizi energetici.
Il punto centrale del suo intervento è che la fase della “monotecnologia” sta progressivamente lasciando spazio a una domanda più complessa. Le imprese, soprattutto quelle più strutturate, non cercano più solo un impianto. Cercano un progetto integrato che unisca tecnologia, servizi, gestione, incentivazione e, quando necessario, modelli contrattuali più evoluti.
Oltre il solo fotovoltaico
In questa prospettiva, Bordoni ha spiegato che il solo fotovoltaico non basta più. Serve piuttosto combinare più leve: impianti FV, sistemi di accumulo, power quality, monitoraggio, elettrificazione dei consumi e pompe di calore, con l’obiettivo di costruire soluzioni coerenti con il profilo energetico del cliente.
Ha inoltre evidenziato come l’integrazione con gli strumenti di finanza agevolata possa incidere in modo significativo sul progetto. Secondo quanto illustrato, un approccio integrato può portare a una riduzione dell’investimento tra il 40% e l’80%, mentre la riduzione dei costi energetici può arrivare fino al 50%, a seconda del caso e della struttura dell’intervento.
Il caso di revamping con storage
Per rappresentare un’applicazione più vicina al tessuto delle PMI italiane, Bordoni ha portato il caso di un impianto fotovoltaico da circa 170 kWp, oggetto di revamping dopo che le attività di monitoraggio avevano evidenziato un decadimento prestazionale.
Il cliente ha scelto non solo di rinnovare l’impianto, ma anche di installare un sistema di accumulo per massimizzare l’autoconsumo e migliorare la gestione energetica complessiva. Il risultato dichiarato è stato un abbattimento di circa il 23% dei costi energetici annui.
Anche in questo caso, il punto chiave è stato chiaro: il valore nasce quando il progetto viene trattato come sistema, non come somma di componenti.
Tommaso De Simone (Helexia): incentivi, baseline e contratti
Con Tommaso De Simone, Head of Energy Efficiency di Helexia, il webinar è entrato nel cuore della struttura finanziaria e contrattuale dei progetti.
Il suo intervento ha mostrato con chiarezza che l’efficienza energetica non regge solo su buone tecnologie, ma anche su contratti solidi, modelli di verifica credibili e una definita distribuzione di rischi e responsabilità.
EPC, PPA e noleggio operativo
De Simone ha richiamato il ruolo di strumenti come Energy Performance Contract, Power Purchase Agreement e noleggio operativo, spiegando come queste formule consentano di costruire progetti sostenibili nel tempo e di ridurre l’esposizione del cliente alla volatilità dei prezzi e all’investimento iniziale.
Un passaggio particolarmente importante ha riguardato la baseline e il protocollo IPMVP, centrali per calcolare in modo rigoroso i risparmi energetici. Il risparmio si configura come il risultato di una metodologia di misura e verifica applicata lungo l’intera vita del contratto.
Il caso Leroy Merlin
Il caso Leroy Merlin ha reso evidente questo approccio. De Simone ha presentato una partnership di lungo periodo che ha portato, secondo i dati illustrati, a 12 contratti in energy performance, quasi 8 milioni di euro investiti e circa 5,7 milioni di euro di risparmi accumulati nel tempo.
Tra i risultati citati figurano anche circa 1.500 tonnellate di CO₂ evitate e quasi 6.000 tep risparmiate. In uno dei casi presentati, un investimento di circa 700 mila euro ha generato un risparmio normalizzato del 45% e un saving economico cumulato di circa 2,7 milioni di euro fino al 2025. Un secondo caso, da 545 mila euro, ha portato a un risparmio del 28% e a 387 mila euro di saving accumulato dal 2022.
La lezione che emerge è rilevante: quando un progetto è ben strutturato, con una buona analisi iniziale e una corretta misurazione delle performance, può reggersi anche senza dipendere dagli eventuali incentivi.
Massimiliano Braghin: la ESCO come marketplace relazionale e digitale
L’intervento di Massimiliano Braghin, Presidente Esecutivo e Fondatore di Infinityhub SpA Benefit, ha proposto una lettura più ampia del cambiamento in corso.
La sua tesi è che la ESCO possa evolvere in un marketplace, prima relazionale e poi digitale. Una prospettiva che parte da una diversa interpretazione dell’energia: non solo costo da ridurre, ma contesto di relazione, coordinamento e valore condiviso.
Il modello SPV partecipata
Nel modello presentato da Infinityhub, ogni progetto prende forma attraverso una SPV partecipata, nella quale possono entrare Infinityhub, l’energivoro o il proprietario dell’immobile, professionisti, partner tecnici e investitori.
La logica è chiara: se il business plan regge e il saving è significativo, il progetto non resta una semplice relazione tra fornitore e cliente, ma si struttura come veicolo condiviso. L’equity, in media, viene raccolta per una quota tra il 20% e il 25%, anche attraverso crowdfunding o club deal, mentre il resto è sostenuto dal finanziamento.
Dall’intervento alla piattaforma
Il passaggio più interessante dell’intervento di Braghin riguarda proprio il cambio di paradigma. Dunque, l’efficienza energetica viene letta come infrastruttura che può generare risparmi, manutenzione evolutiva, allineamento degli interessi e, in alcuni casi, anche dividendi per i soggetti coinvolti.
In questo senso, l’elemento relazionale diventa parte integrante del progetto. Un elemento determinante che riduce attriti decisionali, supera parte della frammentazione contrattuale e accelera i tempi di esecuzione.
I numeri del modello Infinityhub
A supporto di questa visione, Braghin ha condiviso alcuni dati di track record: 36,5 milioni di euro di progetti sviluppati, 21 campagne di equity crowdfunding chiuse, quasi 7 milioni di euro raccolti, 2.339 investitori e soci nella galassia d’impresa, quasi 7 milioni di kWh prodotti e risparmiati e circa 2.100 tonnellate di CO₂ evitate.
Numeri che mostrano come il modello Infinityhub provi a interpretare l’evoluzione del settore, oltre che sul piano tecnico, anche e soprattutto su quello finanziario e organizzativo.
Cosa ci dice questo webinar sul futuro del settore
Nel loro insieme, gli interventi di Alessandro Borin, Andrea Bordoni, Tommaso De Simone e Massimiliano Braghin restituiscono una direzione precisa.
L’efficienza energetica sta diventando sempre meno un insieme di interventi scollegati e sempre più una piattaforma di progetto. Una piattaforma in cui contano la qualità tecnologica, la capacità di integrazione, la misurabilità dei risultati, la bancabilità e il coordinamento tra soggetti diversi.
È in questo contesto che il ruolo della ESCO cambia. Non più soltanto fornitore tecnico o prestatore di servizi energetici, ma soggetto capace di tenere insieme ingegneria, finanza, gestione e relazioni.
Ed è qui che l’esperienza di Infinityhub si colloca in modo distintivo, come possibile evoluzione del paradigma ESCO, verso un modello in cui il progetto energetico diventa infrastruttura condivisa, relazionale e progressivamente digitale.

